Fronte Retro. “La Libertà che illumina(va) il mondo”
Il 17 giugno 1885 attraccava nel porto di New York, dentro 214 casse, la Statua della Libertà; un dono del popolo francese a quello americano. Un colosso di rame sottilissimo, ispirato al San Carlo Borromeo di Arona. Un progetto che ha coinvolto Gustave Eiffel e Joseph Pulitzer, sì proprio colui che diede il suo nome ad uno dei premi più ambiti del giornalismo e della letteratura. La Statua della Libertà è stata un simbolo di speranza per i milioni di emigrati che raggiunsero il nuovo mondo, in cerca di una nuova vita. La loro prima immagine dell’America.
Distruggere totalmente questo simbolo universale o anche solo vederlo danneggiato, nella fantasia degli sceneggiatori, è parsa una buona idea per nobilitare qualche storia, cinematografica o televisiva che sia. L’emozione di vedere trasposta su uno schermo una delle nostre più grande paure, e cioè quella di un mondo sotto attacco, che non rispetta neanche simboli umanamente riconosciuti di libertà e progresso, qual è proprio la Statua della Libertà, decapitandola o peggio ancora distruggendola, è stato un escamotage che talvolta ha nobilitato grandi film, talvolta li ha salvati da clamorosi flop.
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